
Aveva passato una vita sulle strade della Sardegna.
Non quelle segnate sulle mappe, ma quelle che si imparano camminando: una curva dopo un muretto a secco, una traccia tra le rocce, un sentiero che scompare dietro un colle e ricompare molto più avanti.
Conosceva il vento e sapeva leggerne i cambiamenti.
Conosceva i silenzi della campagna, quelli che sembrano vuoti e invece raccontano tutto.
Non aveva mai avuto bisogno di sapere con precisione dove sarebbe arrivato.
Per lui, la strada non serviva soltanto a raggiungere un luogo. Serviva a scoprirlo.
Diceva che in Sardegna, se vuoi conoscere davvero un posto, devi avere la pazienza di arrivarci piano.
Lasciare la strada più veloce.
Prendere quella che sale, quella che gira, quella che sembra non portare da nessuna parte.
Perché spesso è proprio lì che comincia il viaggio.
E quando qualcuno gli chiedeva dove stesse andando, non indicava mai una destinazione.
Guardava avanti, sorrideva e rispondeva:«Dove porta la strada.»
